Il cyberspazio americano
La filosofia delle Big Tech d’oltreoceano e la risposta della Casa Bianca
Ciao, sono Ale.
Scrivo Payload per raccontare la sostanza della cybersecurity. Di solito questo significa analizzare dati, standard internazionali o intervistare chi lavora in questo settore, oggi voglio fare qualcosa di diverso: commentare il documento President Trump’s Cyber Strategy for America, reso pubblico dalla Casa Bianca il 6 marzo 2026 perché è molto più significativo di quanto sembri.

I commentatori italiani di cui ho letto finora tendono a normalizzarlo, inserendolo in un percorso di continuità con le precedenti iniziative americane in materia di sicurezza. Secondo me, è un errore.
Come sta diventando chiaro su più fronti, anche qui l’amministrazione Trump ha tracciato una direzione radicalmente diversa dal passato e il testo del suo Cyber Strategy for America contiene elementi di rottura molto più profondi e preoccupanti di quanto sembri.
Preoccupanti anche perché non si tratta dell’ennesima stravaganza di un presidente fuori standard, si tratta di un disegno più ampio, che coinvolge oligarchie digitali strutturate e radicate da decenni.
Per capirlo davvero, bisogna tornare un po’ indietro. Seguitemi.
PayPal, Tolkien e la supremazia americana
Il personaggio chiave di questa storia si chiama Peter Thiel, co-fondatore, insieme a Elon Musk, di PayPal, e teorico del pensiero che oggi permea la classe dirigente americana.
Nelle sue teorie, e nei suoi saggi, Thiel ha ridefinito il ruolo della tecnologia, non più come elemento portante di un’economia consumer fondata sul mercato, ma come asset strategico al servizio del governo, per sostenere la supremazia USA sul mondo. Supremazia economica, strategica ma sopratutto militare.
Da qui si può già leggere con occhi diversi il parterre di star del tech che abbiamo visto sfilare alla nomina di Trump alla Casa Bianca.
Thiel non è solo un uomo di teoria. Potenza economica e digitale della Silicon Valley, ha fondato Palantir (nome che evoca i cristalli veggenti di Tolkien) che ha fatto della consulenza ai militari la propria ricchezza. Nel tempo, Palantir ha formato talenti che hanno generato spin-off di successo verticali sullo stesso tema: supporto alla supremazia militare. Tutti con nomi usciti dalla Terra di Mezzo: Anduril (la spada di Aragorn, defense tech), Erebor (banca digitale per startup AI e mondo crypto), Mithril Capital, Rivendell (Gran Burrone), Sauron (home security), Durin, Narya Capital lanciata da J.D. Vance pupillo di Thiel da lui sostenuto nelle sue campagne elettorali.
Non è una coincidenza, è un ecosistema che usa il naming tolkieniano come elemento di riconoscimento, come cifra identitaria di un movimento. I riferimenti a Tolkien, a un mondo nettamente diviso tra bene e male, non sono casuali, trasmettono una visione in cui il “male” è qualsiasi antagonista degli USA (oggi leggerei soprattutto la Cina) e ogni strumento tecnologico è giustificato in nome di una crociata morale. Le zone grigie dell’etica civile vengono semplicemente annullate.
Questo ecosistema ha radici antiche. Negli anni 2000 circolava già il termine “PayPal Mafia”: il gruppo di ex dipendenti e fondatori di PayPal (Peter Thiel, appunto, Elon Musk, Reid Hoffman, Max Levchin, David Sacks e Jeremy Stoppelman) diventati fondatori o finanziatori di Tesla, LinkedIn, YouTube, Facebook, Yelp e Palantir. Un gruppo molto dotato, capace di influenzare profondamente lo sviluppo tecnologico moderno, fondato su competenze, investimenti incrociati e contratti con i governi.
In sintesi: c’è una scena della Valley con forti interessi e legami con i governi, una visione suprematista, capacità di lobbying e una forza tecnologica in grado di influenzare le masse. Una scena che, a un certo punto, ha trovato in Trump l’elemento chiave per entrare direttamente nella stanza dei bottoni, oggi, infatti, molti protagonisti siedono in ruoli chiave del governo USA intenti a realizzare quello che Thiel aveva teorizzato.
Ma cosa aveva teorizzato Thiel?
“Invece delle Nazioni Unite, sature di interminabili e inconcludenti dibattiti parlamentari che somigliano a storie shakespeariane raccontate da idioti, dovremmo considerare Echelon, il coordinamento segreto dei servizi di intelligence mondiali, come la via decisiva verso una vera pax americana globale.”
— Peter Thiel
Questo è un estratto de Il momento straussiano, pubblicato in Italia da Liberilibri nel 2025, ma in circolazione negli Stati Uniti già dal 2007.
Chi conosce l’operato di Palantir riconoscerà nella citazione qui sopra una dichiarazione di intenti a cui Thiel è rimasto fedele negli anni, e che è stata ribadita più i recente dal socio Alexander C. Karp in La Repubblica Tecnologica, in modo ancora più esplicito.
La frase nell’immagine qui sopra è come Palantir si presenta sul proprio sito. Come è chiaro dai riferimenti militari, Thiel e Karp non hanno mai rifiutato di cooperare con il governo statunitense in quell’ambito, anzi, la loro filosofia si basa proprio sull’idea di una Silicon Valley determinante per la supremazia militare degli U.S.A. e non più come solo strumento economico rivolto al mercato consumer.
Stiamo parlando di alcune delle persone più ricche e influenti del pianeta, eppure qualcuno ancora crede che queste siano opinioni isolate, che non avranno una presa reale sulla politica internazionale, tantomeno sulla cybersecurity.
Invece con questa panoramica possiamo leggere meglio l’attualità, capire la richiesta di deregolamentazione da parte delle big tech in nome del free speech e l’antipatia per le normative europee che limitano la loro azione, il significato dell’antieuropeismo, la sicumera con cui il governo americano compie azioni militari guidate dall’AI… e oggi ritroviamo il loro marchio di fabbrica nel documento con data 6 marzo 2026 intitolato President Trump’s Cyber Strategy for America.
Una certa idea di cyberspazio
Nel documento President Trump’s Cyber Strategy for America il cyberspazio è esplicitamente definito come arsenale militare, utilizzabile per distruggere infrastrutture straniere. La deregulation è presentata come acceleratore necessario alla supremazia tecnologica, a scapito della responsabilità dei produttori. E la parola “Adversaries” rimane volutamente vaga ad indicare chiunque ostacoli gli interessi USA, dentro o fuori dai confini.
→ Scarica il pdf di “President Trump’s Cyber Strategy for America”
Alla luce di tutto questo, anche la reazione sproporzionata verso il rifiuto di Anthropic di collaborare senza limiti etici con il governo diventa comprensibile. Non è una reazione isolata è la risposta prevedibile a un sistema ideologico che non ammette eccezioni.
Il documento apre con una dichiarazione di supremazia “Cyberspace was born in America” e altre frasi chiave sono:
“We will establish a new level of relationship between the public and private sectors to defend America in peace and war.”
E:
“We must move away from adversary vendors and products, promoting and employing U.S. technologies.”
Nell’introduzione colpisce come il riferimento alla potenza militare arrivi prima di ogni riferimento alla cybersecurity, le cui attività vengono definite “non-kinetic powers”.
È chiaro che l’amministrazione Trump sta mettendo in atto quello che Thiel e Karp hanno teorizzato. Le infrastrutture civili IT diventano così parte dell’arsenale militare americano, e possono essere usate per “operazioni cyber sia difensive sia offensive” contro i non meglio specificati “avversari”.
L’impatto di questi cambiamenti sull’Unione Europea e sull’Italia è difficilmente prevedibile. Un corso d’azione ideale sarebbe rendersi indipendenti dalle tecnologie americane, in modo speculare, tra l’altro, al protezionismo degli americani stessi, ma una transizione in tempi rapidi è complicata da immaginare, per non parlare delle possibili implicazioni geopolitiche.
Di certo il panorama della cybersecurity sta cambiando su tre livelli.
Prima, le aziende si difendevano dai cybercriminali; oggi parliamo di conflitti tra nazioni.
Prima la Silicon Valley poteva avere contratti con il governo, ma era sostanzialmente indipendente; oggi le aziende americane che si rifiutano di collaborare rischiano di essere bollate come un rischio per la sicurezza nazionale.
Prima il governo USA vedeva gli sviluppi tecnologici come un vantaggio commerciale; oggi come un’arma militare da sfruttare per mantenere il primato mondiale.
È logico e rassicurante pensare che la militarizzazione della Silicon Valley e la spinta alla deregolamentazione trovino giustificazione strategica nella competizione per l’egemonia su AI, semiconduttori e quantum computing contro Pechino. Il “cyberspazio come arsenale” ha un bersaglio preciso, e probabilmente non siamo noi, almeno per ora. Ma noi europei rappresentiamo un problema diverso, un freno, il tentativo di regolamentare il loro spazio d’azione.
Compiere scelte consapevoli sulle tecnologie che si portano in casa sarà sempre più cruciale.
Restare seduti sull’attuale situazione (usando social, strumenti di comunicazione, servizi SaaS e cloud americani senza pensarci) significa stare seduti sul deposito di munizioni di un potenziale avversario.
Non possiamo fare granché, ancora. Ma almeno possiamo cominciare a esserne consapevoli. E a esercitare una sana diffidenza.
Ale
PS - per tornare al nostro protagonista Peter Thiel, aperto critico della democrazia, cristiano ortodosso e teorico dell’uso della tecnologia per la corsa all’immortalità, sarà a Roma per una serie di lezioni dal contenuto riservato con tema l’anticristo.
E per Thiel l’anticristo è chiunque ostacoli l’avanzare della tecnologia.
Alcune cose che, se ti va, possiamo fare insieme:
LAB Bolzano — Sei in zona Bolzano e stai valutando le soluzioni SASE? Allora il nostro LAB è perfetto per te.
Condividiamo — se hai un progetto che vuoi condividere con me o cerchi confronto su un argomento specifico.
Restiamo in contatto — ogni settimana condivido sul mio profilo LinkedIn insight legati alla tecnologia e soprattutto al suo impatto sul business.



