Ciao, sono Ale.
Il 15 maggio Papa Leone XIV ha firmato Magnifica Humanitas, che non è solo la prima enciclica dedicata all’intelligenza artificiale, ma un programma per un nuovo umanesimo, emanato nel momento esatto in cui l’asimmetria tra progresso tecnologico e maturità etica rischia di declassare l’individuo da soggetto a oggetto del sistema.
Per qualche settimana se ne è parlato ovunque.
Tra i vari commenti, quello che è stato più condiviso in IPway è il video su YouTube di Matteo Flora, che consiglio a chiunque sia interessato ad approfondire.
La domanda di fondo del documento è semplice e radicale: l’AI, o la tecnologia in genere, serve l’intera umanità o il potere di pochi? Per rispondere, il Papa propone criteri come la dignità della persona, il bene comune, la sussidiarietà e la giustizia sociale.
Quello che mi sorprende positivamente è come un documento ufficiale del Vaticano si approcci a questi concetti in un modo molto vicino a come li ha approcciati un’istituzione ben più terrena: la nostra Unione Europea.
Una sponda inattesa
L’enciclica ha l’obiettivo dichiarato di fronteggiare chi crede nello sviluppo senza regole, in quel “Far West” che diversi esponenti della Silicon Valley (uno su tutti Peter Thiel, patron di Palantir) spingono in nome della deregolamentazione.
È una posizione che, da questa parte dell’oceano, condividono, più o meno esplicitamente, i tecnici che vedono la compliance come un freno, il GDPR come un costo e l’AI Act come una zavorra.
Da questo punto di vista l’enciclica di Leone XIV fornisce un appoggio robusto a tutto l’impianto normativo europeo.
Un appoggio che, come dice Matteo Flora, va oltre il semplice endorsement, e potrà diventare uno strumento importante per legittimare il ruolo dei regolatori nei confronti di chi cerca di sminuirle.
Il vero tema: il potere è uscito dalle comunità
C’è un passaggio dell’enciclica che merita più attenzione del resto, e che a un CISO dovrebbe interessare in modo diretto.
Oggi esistono singoli individui, non votati e non rappresentativi di alcun popolo, più potenti delle nazioni stesse.
Persone capaci di influenzare elezioni, guerre, mercati, interi pezzi della nostra società e delle nostre istituzioni. Operano fuori dalle organizzazioni sociali e comunitarie tradizionali, fuori dai meccanismi di controllo che abbiamo costruito negli ultimi secoli, fuori dalla democrazia.
E come si può essere certi della propria continuità operativa, se un fornitore può cambiare unilateralmente condizioni d’uso e disponibilità del servizio, senza dover aderire a regolamentazioni che tutelano chi da quel servizio dipende?
La compliance ti tutela
Per chi gestisce il rischio, questo si traduce in una constatazione scomoda. Le tue contromisure tradizionali presidiano il perimetro che controlli ma una quota crescente del rischio vive fuori da quel perimetro, dentro le scelte tecnologiche di attori globali su cui non hai leva.
Le norme di compliance, in questo scenario, sono l’unica difesa strutturale e l’unico riferimento di buone pratiche che abbiamo per non lasciare che chi detiene il potere tecnologico faccia quel che vuole a discapito della tua organizzazione.
L’AI Act, il GDPR, le certificazioni sono i contratti e i framework a tua difesa, con cui riconquisti almeno una parte del controllo che altrimenti resterebbe solo nelle mani di attori senza regole.
Cosa farne, in pratica
Due implicazioni concrete per chi siede al tavolo delle decisioni IT.
La prima: tratta la compliance come requisito di security, non come adempimento legale parcheggiato in un altro ufficio. Chi separa le due funzioni si ritrova con sistemi conformi sulla carta e indifendibili nei fatti.
La seconda: smetti di considerare le normative europee come zavorra competitiva. In un mercato in cui la deregolamentazione concentra potere in mano a pochissimi, avere regole condivise e verificabili è un’ancora di salvezza.
Chi costruisce su standard “auditabili” dorme meglio di chi insegue il progresso a ogni costo, e ha un binario chiaro su cui prendere decisioni.
Ale
P.S. Proprio perché la governance non si può ridurre a un impegno burocratico, in IPway abbiamo creato un dipartimento GRC (Governance, Risk Management e Compliance), un raccordo tra il nostro modo di fare, estremamente pratico e orientato al risultato, e gli standard e i framework di riferimento.
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